Dopo Roma 2018, Matera 2019: Emergenetics sponsor del XXXI Convegno Nazionale AIF interamente dedicato alle neuroscienze per la formazione

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Dopo Roma 2018, rieccoci al fianco di AIF a Matera. Il tema del convegno ci vede completamente allineati: la NeuroFormazione. Emergenetics è lo specialista delle neuroscienze per lo sviluppo personale ed organizzativo e i suoi testi psicometrici, in primis il nostro Profilo Emergenetics, aiutano i formatori a costruire programmi ad alta efficacia, ritagliati su misura sulle preferenze cognitive e comportamentali dei partecipanti.

A Matera presenteremo anche le novità che abbiamo introdotto nella nostra gamma di servizi:

Integrity Meter: un innovativo test per la selezione del personale che aiuta a gestire il rischio di inserire nella propria Azienda candidati non in linea con i valori, le policy ed i requisiti essenziali delle posizioni che andranno a ricoprire

Team-CARE: il primo test, interamente sviluppato in Italia, concepito per lo sviluppo della Leadership e della Performance Sostenibilei dei Team Coaching. Team-CARE restituisce un assessment – a livello di singolo Team così come della intera organizzazione –  che misura in modo integrato la condizione del Team Leader e lo stato di funzionamento del Team. Su queste basi il formatore può meglio indirizzare, argomentare e gestire il programma di intervento più adatto alla situazione

Ci vediamo a Matera il 7-9 Novembre 2019!

Si rafforza la nostra partnership con ICF: Emergenetics sponsor per il terzo anno consecutivo della Conferenza Nazionale e crediti CCE per i nostri corsi

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Dopo Venezia 2017 e Torino 2018 anche quest’anno – a Firenze – saremo sponsor di ICF.

La nostra partnership con ICF non si esaurisce soltanto con la sponsorizzazione e le condizioni economiche speciali che riserviamo ai Coach ICF che desiderino diventare Associati Emergenetics.

CCE LogooDa Settembre 2019, abbiamo ottenuto l’accreditamento CCE di due nostri corsi:

  • The Meeting of the Minds (7,75 crediti)
  • Corso di Certificazione (22,75 crediti).

E’ un risultato che sottolinea quanto Emergenetics sia importante per lo sviluppo professionale del Coach ICF, fornendogli metodologie e strumenti che consentono di creare significativo valore per il Coachee e per i Team.

E proprio per i Coach che si occupano anche di Team Coaching, presenteremo una novità che deriva dalla nostra collaborazione con uno specialista Italiano di Team Coaching, Marco Laganà.

Team-CARE: il primo test, interamente sviluppato in Italia, concepito per il Team Coaching. Team-CARE restituisce un assessment – a livello di singolo Team così come della intera organizzazione –  che misura in modo integrato la condizione del Team Leader e lo stato di funzionamento del Team. Su queste basi il Coach può meglio indirizzare, argomentare e gestire il programma di intervento adatto alla situazione

Ci vediamo a Firenze il 25-26 Ottobre 2019!

Per il secondo anno consecutivo saremo presenti al Richmond Human Resources Forum, Gubbio 20-22 Ottobre 2019

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Anche quest’anno, nella splendida cornice della campagna Umbra, incontremo le Aziende partecipanti al Richmond Human Resources Forum.

Porteremo tutte le novità che abbiamo introdotto ad integrazione e supporto della nostra offerta di servizi per lo sviluppo e la gestione delle Risorse Umane, grazie a nuove alleanze con partner internazionali e nazionali, tutti caratterizzati da un elevato contenuto di innovazione.

In anteprima presenteremo:

Integrity Meter: un innovativo test per la selezione del personale che aiuta a gestire il rischio di inserire nella propria Azienda candidati non in linea con i valori, le policy ed i requisiti essenziali delle posizioni che andranno a ricoprire

Team-CARE: il primo test, interamente sviluppato in Italia, concepito per il Team Coaching. Team-CARE restituisce un assessment – a livello di singolo Team così come della intera organizzazione –  che misura in modo integrato la condizione del Team Leader e lo stato di funzionamento del Team. Su queste basi il Coach può meglio indirizzare, argomentare e gestire il programma di intervento adatto alla situazione

Con-Testo: la prima piattaforma on-line che aiuta la Direzione del Personale a tracciare e gestire le contestazioni ai dipendenti, consentendo di risparmiare tempo e possibili errori o dimenticanze nel pieno rispetto della normativa vigente.

Inoltre terremo uno speech, insieme al Dr. Pierluigi Brustenghi dal titolo:

Dr. Pierluigi Brustenghi
Dr. Pierluigi Brustenghi della Università di Perugia – Docente Universitario, Medico Neurologo e Psicoterapeuta

FROM DIVERSITY TO PERFORMANCE

L’IMPORTANZA DELLA COMPRENSIONE DEI MECCANISMI NEUROCOGNITIVI CHE SPIEGANO IL CERVELLO E LA MENTE NELL’ATTO DI DECIDERE. E PERCHÉ CONOSCERE SE STESSI E GLI ALTRI, VALORIZZANDO LE DIFFERENZE, PORTA A MIGLIORI DECISIONI

Arrivederci a Gubbio dal 20 al 22 Ottobre!

Le novità che presenteremo a Expotraining, Milano 23-24 Ottobre 2019

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

La nostra offerta di servizi per lo sviluppo e la gestione delle Risorse Umane si sta ampliando grazie a nuove alleanze con partner internazionali e nazionali, tutti caratterizzati da un elevato contenuto di innovazione.

In occasione di Expotraining, presenteremo:

Integrity Meter: un innovativo test per la selezione del personale che aiuta a gestire il rischio di inserire nella propria Azienda candidati non in linea con i valori, le policy ed i requisiti essenziali delle posizioni che andranno a ricoprire

Team-CARE: il primo test, interamente sviluppato in Italia, concepito per il Team Coaching. Team-CARE restituisce un assessment – a livello di singolo Team così come della intera organizzazione –  che misura in modo integrato la condizione del Team Leader e lo stato di funzionamento del Team. Su queste basi il Coach può meglio indirizzare, argomentare e gestire il programma di intervento adatto alla situazione

Con-Testo: la prima piattaforma on-line che aiuta la Direzione del Personale a tracciare e gestire le contestazioni ai dipendenti, consentendo di risparmiare tempo e possibili errori o dimenticanze nel pieno rispetto della normativa vigente.

Per saperne di più, venite a trovarci al nostro stand a Expotraining!

5 segnali per un cambiamento culturale

Già nel 2016 uno studio effettuato da Deloitte (2016 Global Human Capital Trends) ha evidenziato come per l’82% degli intervistati la cultura sia un vantaggio competitivo, sia il vero driver  che indirizza la propensione all’innovazione, l’attenzione al servizio al cliente e più in generale il comportamento quotidiano di tutti i collaboratori.

Deloitte-2016-Human-Capital-Trends
82% degli intervistati considera la cultura aziendale importante o molto importante per il successo della Azienda

Non si può non sottolineare con un certo rammarico che analizzando le risposte per Paese, l’Italia risulti ultima in graduatoria, pur sempre con un 80% di rispondenti che attribuiscono “importante” e “molto importante” alla cultura ma con una distanza di ben 14 punti percentuali dal vertice della classifica.

Un dato vecchio? Una vista parziale? Può darsi. Vale comunque la pena di provare a riflettere su quali siano i segnali che ci possono far pensare sia tempo di mettere in discussione la cultura della nostra azienda.

# 1 – Si comunica poco, anche quando ci sono evidenti criticità

Se la comunicazione non funziona, la collaborazione e la produttività precipitano. Comunicare è fondamentale in ogni momento ma diventa drammaticamente importante quando si affrontano momenti o periodi difficili. E’ il manager il primo facilitatore della comunicazione: qual è lo stile con cui i vostri manager coltivano le relazioni con i loro collaboratori? Sono in grado di riconoscere come i collaboratori preferiscono comunicare e sono consapevoli dell’effetto del loro personale stile di comunicazione? Avere consapevolezza degli effetti della propria espressività, assertività e flessibilità sui collaboratori è il punto di partenza per costruire uno stile manageriale rispettoso delle differenze che possono – e devono – esistere all’interno di un gruppo di lavoro. E che metta ogni collaboratore nelle condizioni di esprimere il proprio talento e portare il proprio originale contributo al lavoro di team.

# 2 – La diversity c’è, ma non è gestita

“Diversity is good” è assodato, almeno sulla carta e nelle centinaia di studi che ne hanno documentato la rilevanza. Peccato che questa condizione necessaria sia lungi dall’esser sufficiente. E non parliamo soltanto della diversity più immediatamente visibile e “famosa”: il genere. Parliamo della diversity di estrazione ed esperienza professionale, di provenienza, di cultura: tutti elementi di potenziale ricchezza se opportunamente riconosciuti, coltivati e gestiti. Senza inclusione, non c’è possibilità di trasformare in valore quanto di per sé è spesso soltanto fonte di conflitto e difficoltà di comunicazione. Introdurre una ulteriore dimensione, trasversale ad ogni essere umano, che è legata a come le persone pensano e si comportano, contribuisce a favorire la costruzione di uno stile manageriale più adatto a creare un clima inclusivo, favorevole alla espressione del talento individuale.

# 3 – L’engagement dei collaboratori lascia assai a desiderare

Ammettiamolo: il coinvolgimento dei dipendenti è uno degli indicatori più importanti della salute organizzativa e conseguentemente delle performance. Cosa stai facendo per monitorare e intervenire su questo aspetto? Quali sono i valori e le leve su cui agire?

# 4 – C’è una grande resistenza al cambiamento

Si parla di immunity to change come reazione naturale di qualsiasi organismo al cambiamento: ce ne rendiamo conto molto bene quando affrontiamo l’ennesima dieta dimagrante. Le organizzazioni reagiscono allo stesso modo, la resistenza è sovente la prima manifestazione di difesa che viene posta in essere. Se questa è la norma nella tua azienda, bisogna intervenire per modificare l’atteggiamento naturale di difesa dello status quo.

# 5 – I migliori scappano

Di solito è sempre così ed è accettabile che lo sia entro certi livelli. Teniamo conto che i migliori talenti non solo son sempre quelli più ricercati ma sono anche quelli che sentono molto prima degli altri che le condizioni complessive dell’azienda non sono in buona salute. Banale dirlo, ma se i migliori vanno via, ci si ritrova solo coi mediocri (e i peggiori).

Bene, sei arrivato in fondo: come ritieni che sia messa la tua Azienda su questi 5 punti?

Ci sono già tutti gli elementi per costruire un business case per una revisione culturale?
Identificare le aree dolenti è un processo che risveglia la nostra consapevolezza, che è la qualità essenziale necessaria per un promuovere un cambiamento reale, duraturo e positivo.

Come leader, hai il potere di adattare la tua cultura in modo significativo. Ora che hai notato i segni che indicano la necessità di evolvere della tua organizzazione, dovresti continuare a sviluppare la tua consapevolezza e presenza e iniziare a influenzare la cultura a partire da te stesso.

Quali sono le aree della tua leadership allineate o disallineate con la tua cultura ideale? Come stai, come leader, contribuendo al tuo ambiente organizzativo? Con le risposte a queste domande, puoi iniziare a fare i cambiamenti necessari che trasformeranno la cultura della tua organizzazione.

 

 

IX Festa Scienza Filosofia di Foligno, un breve resoconto

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Dall’11 al 14 Aprile si è tenuto a Foligno la Festa di Scienza e Filosofia, la più bella

Mary Case Festa Scienza Filosofia
Mary Case, neuroscienziata di riferimento di Emergenetics

manifestazione culturale Umbra, alla sua IX edizione, mirabile composizione del sapere scientifico e del sapere umanistico. Emergenetics è presente come sponsor e come relatore: Mary Case, neuroscienziata di riferimento di Emergenetics ha tenuto una relazione sul tema del “microbiota e dei suoi effetti sul cervello umano”.

 

 

 

Brustenghi Festa Scienza Filosofia
Pierluigi Brustenghi “Il cervello e la mente nell’atto di decidere”

Altro intervento estremamente interessante quello del del Dott.Pierluigi Brustenghi, brillante neuroscienziato umbro (con cui Emergenetics ha avviato una proficua collaborazione scientifica), dal titolo evocativo: “Il Cervello e la Mente nell’atto di decidere. Un viaggio tra memorie corporee, strategie di illusione, desiderio, immaginazione, condizionamenti, simboli, estetica, credenze e probabilità”. Novanta minuti di coinvolgimento, sala (la più grande disponibile in città) strapiena, pubblico in delirio. A conferma del fatto che la scienza (e soprattutto la scienza che si occupa del nostro pensiero e del nostro comportamento, sulla base di serie e solide conoscenze specifiche delle caratteristiche del cervello), se ben spiegata e raccontata, è in grado di muovere l’interesse di tante persone.

Chi conosce bene Emergenetics, può notare la slide di apertura del dott.Brustenghi: non risulta familiare anche a voi?

“Tabula Rasa? Neuroscienze e Culture”​. Un breve resoconto.

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Nei giorni scorsi, a Firenze, precisamente dal 4 al 6 aprile 2019, si è tenuto un interessantissimo convegno, organizzato dalla Fondazione Intercultura, che ha visto confrontarsi neuroscienziati ed educatori, filosofi e interculturalisti, sul tema del rapporto tra cervello e culture.

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Più precisamente il convegno, dall’intrigante titolo “Tabula Rasa? A Blank Slate?” (ispirata a una celebre opera del neuropsicologo di Harvard Steven Pinker), è stato imbastito sulla cruciale domanda che Lamberto Maffei, neuroscienziato al CNR e alla Scuola Normale di Pisa, si è posto:

Se determinate proprietà siano già presenti alla nascita, e quindi siano riferibili ai geni che sono la base della costruzione di una determinata struttura cerebrale, o se siano frutto dell’esperienza.

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La Fondazione Intercultura non è nuova a queste iniziative di altissimo spessore, ma stavolta ha stimolato in me un interesse e una passione irraggiungibili.

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Cosa avrei potuto trovare di meglio, visto che sono un appassionato di educazione interculturale (sono un volontario di Intercultura Onlus da molti anni, e sono anche un formatore nazionale e internazionale per questa associazione) e di neuroscienze (principalmente a causa del mio ruolo di country manager e master trainer di Emergenetics)? Proprio per questo ho deciso di sponsorizzare questo evento, col brand Emergenetics.

 

 

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Vorrei far notare che il nome Emergenetics non è casuale, ma esprieme esattamente l’idea che noi siamo, in termini cognitivi e comportamentali, il frutto del combinato disposto di cultura, ossia l’ambiente in cui cresciamo e viviamo (Emerge) e natura (Genetics), ossia il patrimonio genetico ereditato dai genitori.

Nessuno altro sponsor sarebbe potuto essere più in linea con il titolo e con gli scopi di questo convegno, ossia capire come si combinano questi due aspetti: genetica e cultura.

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Non posso certo qui descrivere e sintetizzare le decine di interventi dei migliori neuroscienziati italiani (es. Maffei, Barbujani, Cavalli Sforza, Moro, Fabbro, solo per citarne alcuni) e internazionali (es. Pinker, Tattersall, Richerson, sempre per limitarmi a pochi nomi).

Mi limiterò a sintetizzare la mia esperienza avvalendomi fondamentalmente delle parole finali, mirabili e coinvolgenti, usate dall’Ambasciatore Roberto Toscano, Presidente della Fondazione Intercultura.

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Toscano, riprendendo una felice similitudine emersa durante una delle tante conferenze, ci sottolinea che, se “la genetica sta all’hardware come la cultura sta al software”, allora dobbiamo aver presente che il nostro cervello, per quanto potente, ha dei limiti strutturali, e come tutti gli hardware riesce a “far girare” in modo efficiente solo una parte del software culturale che creiamo in continuazione.

E in effetti l’evoluzione della cultura è assai più veloce dell’evoluzione biologica e genetica del nostro essere.

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Anche Toscano ammette, come me, che sarebbe bellissimo poter tornare indietro e studiare le neuroscienze, dato che son la branca del sapere umano che in questo momento sta crescendo di più, e mostra un’ampiezza di prospettive incredibili.

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Di fronte al dilemma uguaglianza-diversità, è ormai assodato che la diversità non si può spiegare col concetto di razza, che si è dimostrato del tutto fallace. Già Einstein, nel celebre e strepitoso aneddoto del suo arrivo negli Stati Uniti come esule, nel compilare la scheda per l’ufficio immigrazione alla voce razza riempì lo spazio con l’aggettivo “umana”.

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Ci sono però le differenze culturali. E queste sono evidenti, come anche le differenze cognitive e comportamentali. Su questo fronte, le neuroscienze stanno indagando e stanno arrivando a conclusioni assai interessanti, come ci hanno spiegato i numerosi neuroscienzati presenti al convegno.

Toscano ci ricorda, tuttavia, che le due dimensioni, genetica e culturale, non sono neutre. 

Basti pensare al campo politico, ove forse i conservatori potrebbero propendere per posizioni fortemente legate all’idea di prevalenza del DNA, cosa che potrebbe spingerli a nuove forme di razzismo.

I culturalisti, invece, tendenzialmente più fiduciosi nell’assoluta adattabilità di tutti a tutte le condizioni, sembrano più propensi a diventare progressisti.

In ogni caso, per tutti noi volontari di AFS Intercultura, un outcome importante di questo convegno è che le intuizioni di questa associazione internazionale dedita allo sviluppo dell’educazione interculturale sono confermate.

I ragazzi adolescenti che affrontano un lungo periodo di vita all’estero, ospitati da famiglie locali e frequentanti scuole locali, godono di un’esperienza che ha un impatto rilevante e positivo sul loro sistema cognitivo. È essenziale che i nostri giovani includano nel proprio bagaglio la parte variabile dell’essere umano, il vissuto delle differenze e della convivenza con le differenze.

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I ragazzi, vivendo questo genere di esperienze, si rendono conto che non tutto è diverso, anzi che in pratica la vita differente ha un suo senso, e perciò riescono a razionalizzare tali differenze. E lo fanno immergendosi pienamente, anteponendo la pratica alla teoria.

Lo scopo di questa esperienza non è l’assimilazione. Non dobbiamo puntare a una sola cultura mondiale. Però dobbiamo avere le skill necessarie a rapportarci con altre culture, sapendo individuare le differenze ma anche tutto ciò che è in comune.

Peraltro, Le abilità interculturali ci sono sempre utili, anche quando non lasciamo le nostre terre native. Il confronto con altre culture è di fatto inevitabile. Quello che ci serve non è l’assimilazione, bensì il dialogo. E il dialogo presuppone il rispetto. Non vogliamo essere relativisti, bensì pluralisti. Il pluralismo è un vero e proprio patrimonio dell’umanità.

Saper valorizzare le differenze porta al dialogo, alla collaborazione, alla pace.

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Con la Certificazione Emergenetics® potrai applicare con efficacia la metodologia e gli strumenti psicometrici, basati sulle neuroscienze, utili per le tue attività professionali di formazione, coaching, mentoring e team building nelle imprese e organizzazioni, nelle scuole e in famiglia.

Info e iscrizioni: https://www.emergenetics.com/italy/emergenetics_certification/

Consigli di lettura, “Neuroscienze a livello divulgativo: Boncinelli e Martino”

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Di recente ho pubblicato un articolo su LinkedIn e su questo blog, nel quale ho consigliato alcune letture per acquisire più competenze sul tema delle neuroscienze, suddividendo i testi suggeriti in 5 categorie:

 

 

 

1.     Neuroscienze a livello divulgativo

2.     Un po’ di biologia e di consapevolezza metodologica

3.     Neuroscienze approfondite

4.     Uno sguardo allargato alle scienze naturali ed etnoantropologiche

5.     I self help di qualità

Iniziando da quelle che ho chiamato “Neuroscienze a livello divulgativo”, vorrei consigliarvi due “bignamini” di poche pagine da consultare agilmente:

“Capire la mente” di Edoardo Boncinelli e “Il cervello, tra cellule e emozioni” di Gianvito Martino.

Si tratta di due brevissimi saggi, di circa 40 pagine ciascuno, che fanno parte della collana “Irruzioni” dell’editore Castelvecchi, collana che si ripromette di diffondere al grande pubblico alcune tra le migliori idee in molti campi del sapere, in forma semplice e sintetica, direttamente da noti scienziati, filosofi e pensatori contemporanei.

Prof. Edoardo Boncinelli
Prof. Edoardo Boncinelli

Il Prof. Boncinelli, di cui sono personalmente un grande estimatore, è uno scienziato divulgatore dal pensiero geniale e dall’eloquio strepitoso, che ha scritto una gran quantità di libri e che dirige numerosi festival scientifici, oltre a collaborare regolarmente col Corriere della Sera.

Fisico di formazione, ha sviluppato i suoi interessi nel campo della biologia diventando un affermato ricercatore, in particolare nella biologia molecolare.

Più recentemente, ha concentrato la sua attenzione di scienziato nell’ambito delle neuro-scienze, che rappresentano forse la frontiera più stimolante e dinamica dell’intero mondo scientifico contemporaneo.

Sostiene infatti che le possibilità di effettuare nuove sconvolgenti scoperte sui meccanismi di funzionamento del cervello umano sono altissime ed arriva a suggerire caldamente ai giovani di intraprendere studi e ricerche in questo campo.

Prof. Gianvito Martino
Prof. Gianvito Martino

Il Prof. Martino è invece un medico neurologo, con un importante incarico di ricercatore scientifico al San Raffaele di Milano. E’ indubbiamente uno dei principali neuroscienziati italiani. È anche un eccellente divulgatore, e un bravo scrittore.

 

 

 

Nel suo  “Capire la mente”, Boncinelli ci introduce, con assoluta semplicità e chiarezza, nella selva delle domande cui le neuroscienze hanno tentato e tentano ancora di rispondere.

Come funziona davvero la nostra percezione? Che cosa sono le emozioni? Dove si trovano i ricordi? E come agisce realmente la nostra limitata razionalità?

“Il cervello, tra cellule e emozioni” di Martino rappresenta il naturale compendio sintetico al testo di Boncinelli, perché ci fornisce tutta una serie di informazioni aggiuntive di base, relativamente al cervello e al suo funzionamento.

Il cervello pesa mediamente 1,5 kg, contiene circa 90 miliardi di neuroni,  oltre 100.000 miliardi di sinapsi, ossia di collegamenti neuronali che ci rendono unici: ciascun essere umano ha un universo irripetibile dentro la sua testa, un organo che opera a basso voltaggio, consumando l’energia di una lampadina da 20 watt, che invia solo i segnali necessari e funziona in rete

Insomma, leggendo questi due libriccini ci chiariamo un po’ di idee ed evitiamo di cadere in trappole o di credere a

Lucy - Luc Besson
Lucy, un film di Luc Besson

bufale, tipo quella assai popolare, secondo cui, dato che utilizzeremmo solo il 10% dei neuroni disponibili, potremmo aumentare le nostre capacità mentali diventando molto più intelligenti. Intrigante teoria, ma valida solamente per film fantascientifici (e anche un po’ distopici) tipo lo spettacolare “Lucy” di Luc Besson, interpretato dalla bella Scarlett Johansson…

 

 

Consigli di lettura, “Un po’ di biologia: Dawkins”

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Nel post di questo blog in cui ho presentato la mia bibliografia ideale per avere delle basi minime di biologia, necessarie per affrontare il tema delle neuroscienze, ho parlato di libro che cambia la vita, riferendomi al celeberrimo “Il gene egoista” di Richard Dawkins.

Libro che cambia la vita, sia nel senso che esso tratta dell’origine e dell’evoluzione della vita, basata sui replicatori universali e immortali, i geni; sia nel senso del “mio” libro della vita, quello che forse ha avuto in assoluto il maggior impatto su di me e sui miei pensieri.

Non sono l’unico, a dir la verità. Molte classifiche internazionali indicano questo saggio come il miglior libro della categoria non-fiction del XX secolo, addirittura! Io lo considero un capolavoro assoluto, perché in modo chiaro e lucido l’autore sviluppa una teoria allo stesso tempo affascinante e inossidabile, che rapisce la mente e l’intelletto del lettore.

Così come gli atomi sono i mattoni di base della materia, i geni sono i mattoni di base della vita. Non sono dotati di coscienza e intelligenza, ma è come se lo fossero.

Al punto che si “comportano” in modo “egoistico”, allo scopo di ottenere l’unico risultato per cui esistono: riprodursi, all’infinito.

Da qui la metafora del “gene egoista” che è, per l’appunto, una metafora, dato che i geni non hanno sentimenti o emozioni, ovviamente, ma sono stati progettati per “replicarsi” costantemente, ed egoisticamente.

In realtà i geni non sono immortali. Semplicemente la loro estinzione non coincide con la morte dei singoli organismi che essi tendono a costruire costituendosi in colonie, all’interno delle quali trovano occasioni di collaborazione sinergica.

Gli organismi che i geni costruiscono come “veicoli” sono batteri e virus, piante e alberi, insetti, elefanti e, naturalmente, l’homo sapiens… ossia noi.

Se si capisce il concetto, si capisce molto del funzionamento della vita. Si comprende anche come il nostro cervello si strutturi e anche perché Dawkins è uno dei paladini mondiali dell’ateismo.

Richard Dawkins è in effetti un etologo, biologo, divulgatore scientifico, saggista e attivista britannico, considerato uno dei maggiori esponenti dell’epoca contemporanea della corrente del neodarwinismo nonché del “nuovo ateismo”.

Dawkins, in effetti, riesce a dimostrare in modo stupefacente e razionalmente indiscutibile, perché e per come la vita possa essere nata sulla Terra senza bisogno di alcun “creatore” (o “orologiaio”, come lui ama definirlo utilizzando un’altra delle sue singolari metafore).

Detto questo, io da buon kantiano non posso che vederla in modo diverso, visto che la scienza non può dimostrare l’esistenza di Dio, ma neanche la sua inesistenza.

Fin qui, tutto sommato, nulla di nuovo, se non una descrizione aggiornata e appuntita del darwinismo…si potrebbe dire.

Ma Dawkins condisce il tutto con una combinazione di chiarezza analitica e leggerezza narrativa (piena di humor tipicamente britannico), il che rende la lettura un’esperienza gradevolissima, per quanto densa e pregnante in ogni singola frase.

Se la teoria dei geni “egoisti” che guidano, grazie a una coscienza non cosciente e a un’intelligenza non intelligente, anche gli esseri viventi dotati di coscienza e intelligenza come noi umani è intrigante, la teoria dei “memi” (che Dawkins accosta opportunamente dichiarandola frutto di intuizioni, più che di evidenze inattaccabili) è assolutamente strepitosa.

Anche la sua idea di “memi” ha fatto nascere un consistente filone di letteratura scientifica e filosofica, nel tentativo di spiegare meglio l’evoluzione culturale dell’uomo.

Forse prima o poi scopriremo un DNA culturale, che conferma l’idea di evoluzione culturale, così come il DNA genico ha confermato l’intuizione darwiniana di evoluzione biologica.

Una volta letto il “Gene egoista”, nasce naturalmente il desiderio di proseguire la lettura di altri libri altrettanto interessanti di Dawkins, dal “Il fiume della vita”, che nell’edizione italiana contiene una bellissima prefazione del Prof. Boncinelli, a “Il fenotipo esteso”, oppure “Alla conquista del monte improbabile”, o “L’orologiaio cieco”, che nel titolo richiama la metafora del creatore di cui parlavo prima.

Consigli di lettura, “Neuroscienze approfondite: Dehaene”

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Con questa terza recensione, scritta per aiutarvi a capire come le attuali neuroscienze descrivono il funzionamento del cervello, voglio suggerire un autore eccellente, il neuroscienziato francese Stanislas Dehaene, matematico di formazione, poi specializzatosi in psicologia cognitiva e infine diventato uno dei più autorevoli neuroscienziati europei.

In particolare, vi suggerisco il suo magnifico trittico di libri:

“Coscienza e cervello”“I neuroni della lettura” “Il pallino della matematica”

Sono libri intensi, che richiedono una certa attenzione, ma sempre assai chiari e comprensibili.

In “Coscienza e cervello” Dehaene analizza quello che io amo definire il “pensiero convergente”, ossia il pensiero cosciente.

Per chi vuole avere un minimo di contezza su come funziona il cervello umano, capire come il pensiero convergente si sviluppa e si struttura è fondamentale.

Dehaene ci spiega come e quando appare il pensiero cosciente: l’informazione percepita coscientemente viene distribuita globalmente su gran parte della corteccia cerebrale per un tempo prolungato.

L’autore, in proposito, usa la brillante metafora di “valanga” neuronale.

Per questo, come noto, non soltanto noi percepiamo consciamente solo una minuscola percentuale dei segnali sensoriali che ci bombardano, ma quando lo facciamo, ciò avviene con un ritardo di almeno un terzo di secondo.

La “valanga” richiede un effetto di accumulo e concentrazione delle risorse e impiega tempo per dispiegarsi.

Una volta che ha prodotto i suoi effetti, il cervello comprende “consapevolmente” il significato di ciò che ha percepito.

La coscienza è perciò condivisione ad ampio raggio dell’informazione nel cervello (in quello che Dehaene chiama lo “spazio di lavoro globale”).

Il cervello umano ha sviluppato efficienti reti a lunga distanza, in particolare nella corteccia prefrontale, per selezionare l’informazione rilevante e disseminarla attraverso le sue strutture.

In “I neuroni della lettura”, Dehaene ci spiega che il cervello umano non si è sviluppato con una naturale predisposizione alla lettura (la scrittura è comparsa solo seimila anni fa, e l’analfabetismo ha caratterizzato la stragrande maggioranza della popolazione sino a pochi decenni fa).

Ma il cervello si è in qualche modo adattato alla scrittura e alla lettura. Grazie al cosiddetto “riciclaggio neuronale”.

Secondo questa teoria, l’architettura del nostro cervello è retta da forti vincoli genetici.

Tuttavia, i circuiti della nostra corteccia visiva possiedono un certo margine di adattamento all’ambiente, nella misura in cui sono dotati di plasticità e di predisposizione all’apprendimento neuronale.

Gli stessi neuroni, predisposti geneticamente alla comprensione della forma e ai dettagli dei volti, possono anche modificare le proprie attitudini di selettività per rispondere a oggetti artificiali, forme frattali o anche lettere.

Questo spiega perché qualsiasi bambino, anche discendente da un’intera linea di analfabeti, possa tranquillamente imparare a leggere e scrivere, magari diventando il miglior scrittore vivente.

In altri terminiil riciclaggio neuronale e la plasticità neuronale consentono al nostro cervello di adattarsi in modo stupefacente alle condizioni ambientali, ma non di superare limiti fisiologici dati dall’architettura dei circuiti neuronali stessi.

A quel punto sono i simboli grafici che costituiscono le lettere che si adattano alle caratteristiche del nostro cervello, e non viceversa.

Evidentemente, si tratta di un libro assolutamente interessante per chi si occupa di psicologia cognitiva e dell’apprendimento, ma anche per chi si occupa di linguistica e in generale di letteratura; e per gli insegnanti tutti, in particolare coloro che hanno a che fare con allievi dislessici.

Analogamente, “Il pallino della matematica”, è assai interessante per chiunque ami la matematica: capire come la mente umana funziona nel momento in cui effettua calcoli e pensa in maniera computazionale è importante.

Anche in questo caso Dehaene applica la teoria del riciclaggio neuronale, e ci dimostra che il cervello umano, già naturalmente predisposto a computazioni elementari (abilità peraltro presente in molti animali), si è saputo adattare all’interpretazione dei simboli numerici, e ha quindi sviluppato la capacità di effettuare calcoli complessi.

A quel punto sono i simboli grafici che costituiscono i numeri che si adattano alle caratteristiche del nostro cervello, e non viceversa.

Il fascino della lettura di questo genere di libri sta nel fatto che, come dichiara mirabilmente lo stesso Dehaene, la ricchezza dell’elaborazione dell’informazione fornita da una rete evoluta di circa 90 miliardi di neuroni cerebrali (di cui 16 miliardi di neuroni corticali) va oltre la nostra immaginazione.

I nostri stati neuronali fluttuano incessantemente in una maniera parzialmente autonoma, creando un mondo interno di pensieri personali, e anche quando sono posti a confronto con identici input sensoriali, essi reagiscono differentemente, secondo il nostro umore, i nostri obiettivi e i nostri ricordi.

Anche se tutti noi condividiamo lo stesso complessivo inventario di neuroni che codificano per il colore, la forma o il movimento, la loro organizzazione dettagliata trae origine da un lungo processo di sviluppo che scolpisce in maniera differente il cervello di ciascuno di noi, selezionando continuamente ed eliminando sinapsi per creare personalità uniche.

Il codice neuronale che deriva da questo incrocio di regole genetiche, esperienze trascorse e incontri casuali, quello che io chiamo Emergenetics, è unico per ogni momento e per ogni singola persona.