Consigli di lettura, “Neuroscienze approfondite: Dehaene”

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Con questa terza recensione, scritta per aiutarvi a capire come le attuali neuroscienze descrivono il funzionamento del cervello, voglio suggerire un autore eccellente, il neuroscienziato francese Stanislas Dehaene, matematico di formazione, poi specializzatosi in psicologia cognitiva e infine diventato uno dei più autorevoli neuroscienziati europei.

In particolare, vi suggerisco il suo magnifico trittico di libri:

“Coscienza e cervello”“I neuroni della lettura” “Il pallino della matematica”

Sono libri intensi, che richiedono una certa attenzione, ma sempre assai chiari e comprensibili.

In “Coscienza e cervello” Dehaene analizza quello che io amo definire il “pensiero convergente”, ossia il pensiero cosciente.

Per chi vuole avere un minimo di contezza su come funziona il cervello umano, capire come il pensiero convergente si sviluppa e si struttura è fondamentale.

Dehaene ci spiega come e quando appare il pensiero cosciente: l’informazione percepita coscientemente viene distribuita globalmente su gran parte della corteccia cerebrale per un tempo prolungato.

L’autore, in proposito, usa la brillante metafora di “valanga” neuronale.

Per questo, come noto, non soltanto noi percepiamo consciamente solo una minuscola percentuale dei segnali sensoriali che ci bombardano, ma quando lo facciamo, ciò avviene con un ritardo di almeno un terzo di secondo.

La “valanga” richiede un effetto di accumulo e concentrazione delle risorse e impiega tempo per dispiegarsi.

Una volta che ha prodotto i suoi effetti, il cervello comprende “consapevolmente” il significato di ciò che ha percepito.

La coscienza è perciò condivisione ad ampio raggio dell’informazione nel cervello (in quello che Dehaene chiama lo “spazio di lavoro globale”).

Il cervello umano ha sviluppato efficienti reti a lunga distanza, in particolare nella corteccia prefrontale, per selezionare l’informazione rilevante e disseminarla attraverso le sue strutture.

In “I neuroni della lettura”, Dehaene ci spiega che il cervello umano non si è sviluppato con una naturale predisposizione alla lettura (la scrittura è comparsa solo seimila anni fa, e l’analfabetismo ha caratterizzato la stragrande maggioranza della popolazione sino a pochi decenni fa).

Ma il cervello si è in qualche modo adattato alla scrittura e alla lettura. Grazie al cosiddetto “riciclaggio neuronale”.

Secondo questa teoria, l’architettura del nostro cervello è retta da forti vincoli genetici.

Tuttavia, i circuiti della nostra corteccia visiva possiedono un certo margine di adattamento all’ambiente, nella misura in cui sono dotati di plasticità e di predisposizione all’apprendimento neuronale.

Gli stessi neuroni, predisposti geneticamente alla comprensione della forma e ai dettagli dei volti, possono anche modificare le proprie attitudini di selettività per rispondere a oggetti artificiali, forme frattali o anche lettere.

Questo spiega perché qualsiasi bambino, anche discendente da un’intera linea di analfabeti, possa tranquillamente imparare a leggere e scrivere, magari diventando il miglior scrittore vivente.

In altri terminiil riciclaggio neuronale e la plasticità neuronale consentono al nostro cervello di adattarsi in modo stupefacente alle condizioni ambientali, ma non di superare limiti fisiologici dati dall’architettura dei circuiti neuronali stessi.

A quel punto sono i simboli grafici che costituiscono le lettere che si adattano alle caratteristiche del nostro cervello, e non viceversa.

Evidentemente, si tratta di un libro assolutamente interessante per chi si occupa di psicologia cognitiva e dell’apprendimento, ma anche per chi si occupa di linguistica e in generale di letteratura; e per gli insegnanti tutti, in particolare coloro che hanno a che fare con allievi dislessici.

Analogamente, “Il pallino della matematica”, è assai interessante per chiunque ami la matematica: capire come la mente umana funziona nel momento in cui effettua calcoli e pensa in maniera computazionale è importante.

Anche in questo caso Dehaene applica la teoria del riciclaggio neuronale, e ci dimostra che il cervello umano, già naturalmente predisposto a computazioni elementari (abilità peraltro presente in molti animali), si è saputo adattare all’interpretazione dei simboli numerici, e ha quindi sviluppato la capacità di effettuare calcoli complessi.

A quel punto sono i simboli grafici che costituiscono i numeri che si adattano alle caratteristiche del nostro cervello, e non viceversa.

Il fascino della lettura di questo genere di libri sta nel fatto che, come dichiara mirabilmente lo stesso Dehaene, la ricchezza dell’elaborazione dell’informazione fornita da una rete evoluta di circa 90 miliardi di neuroni cerebrali (di cui 16 miliardi di neuroni corticali) va oltre la nostra immaginazione.

I nostri stati neuronali fluttuano incessantemente in una maniera parzialmente autonoma, creando un mondo interno di pensieri personali, e anche quando sono posti a confronto con identici input sensoriali, essi reagiscono differentemente, secondo il nostro umore, i nostri obiettivi e i nostri ricordi.

Anche se tutti noi condividiamo lo stesso complessivo inventario di neuroni che codificano per il colore, la forma o il movimento, la loro organizzazione dettagliata trae origine da un lungo processo di sviluppo che scolpisce in maniera differente il cervello di ciascuno di noi, selezionando continuamente ed eliminando sinapsi per creare personalità uniche.

Il codice neuronale che deriva da questo incrocio di regole genetiche, esperienze trascorse e incontri casuali, quello che io chiamo Emergenetics, è unico per ogni momento e per ogni singola persona.

Consigli di lettura, “La storia dell’homo sapiens: Harari”

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Nell’articolo in cui ho presentato la mia bibliografia ideale per acquisire qualche competenza in più sul tema delle neuroscienze, ho indicato una serie di importanti libri che offrono uno sguardo allargato alle scienze naturali ed etno-antropologiche.

Come vi ho anticipato, di questi tempi seguitissimo a livello mondiale è il brillante storico israeliano Harari, che con i suoi bestseller “Da animali a dei. Breve storia dell’umanità” e il conseguente “Homo Deus. Breve storia del futuro” ha impressionato per il suo acume e per la sua capacità di osservare e spiegare i fenomeni che ci circondano. E’ appena uscito il suo ultimo libro “21 lezioni per il XXI secolo”, anch’esso imperdibile.

 

Con questi suoi tre libri, Harari si conferma un fantastico divulgatore e un vero e proprio talento della saggistica internazionale.

Yuval Noah Harari è un professore universitario israeliano che ha acquisito il dottorato in storia a Oxford. Il grande punto di forza di Harari è che egli è in grado di muoversi trasversalmente, e con grande abilità e sicurezza, in molte discipline. E contemporaneamente di mantenere una capacità di visione e concettualizzazione che rende il suo sguardo acuto e perspicace.

Si tratta di un aspetto che apprezzo molto, e che purtroppo spesso manca anche ai migliori tra gli studiosi e intellettuali italiani, alcuni dei quali sono eccellenti storici o filosofi, ma che fanno molta fatica ad aprire le proprie conoscenze e competenze ad aree evidentemente ostiche per loro, quali la biologia, le neuroscienze, l’informatica, la matematica, eccetera.

Una carenza non da poco! Troppo spesso per i nostri “umanisti“ sussiste ancora l’atavico vizio di dividere la sfera della cultura umanistica da quella scientifica, considerando, di fatto, la prima superiore rispetto alla seconda, in modo più o meno malcelato.

Il primo libro di Harari, il cui titolo originale, “Sapiens”, è assai più sintetico e significativo della a mio avviso pessima traduzione scelta dall’editore italiano, è un  saggio completo e profondo, da far adottare nelle scuole.

Si tratta di un libro portentoso, nel senso di grande impatto culturale e anche emotivo. Harari sorvola a “volo d’uccello” la storia dell’umanità, dalle origini ai giorni nostri, con una sagacia e un equilibrio che colpiscono il lettore.

Il testo è di una chiarezza e scorrevolezza encomiabili. L’autore riesce a rimanere su un piano concettuale e astratto ma, nello stesso tempo, a fare delle puntate “a terra” grazie all’uso di dimostrazioni ed esempi appropriati, pertinenti e, il più delle volte, inconfutabili.

Si tratta di un testo multidisciplinare, sia pur nel suo approccio divulgativo. Si parla di storia, biologia, antropologia, sociologia, psicologia, filosofia, religione, economia, ecc. con un acume intellettuale da far talvolta esclamare: “Perdinci, Harari ha capito tutto!”.

Diciamo che ha sicuramente capito come andare incontro ai gusti del lettore curioso e che desidera una spiegazione della realtà articolata ma omogenea e olistica.

L’emozione della lettura scaturisce dai tanti “wow” che l’autore provoca, e anche dal finale che sembra, incredibilmente, assomigliare a quello di un thriller.

L’autore rimane sempre su una posizione obiettiva e distaccata, pur quando si dilunga a parlare di religioni e ideologie. L’unico dubbio può sorgere, per l’appunto, quando nelle conclusioni appare un tantino “apocalittico”. Ma noi tutti sappiamo già che, almeno dal 1945, ossia dalla fine cruenta della seconda guerra mondiale con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, le nostri sorti di umanità sono appese a un filo, che possiamo decidere di spezzare da un momento all’altro, anche solo per errore.

Il secondo libro di Harari, “Homo Deus. Breve storia del futuro”, è un’intrigante e affascinante, talvolta inquietante, descrizione del mondo che ci aspetta.

Il titolo dato dall’autore, Homo Deus, spiega forse il perché l’editore italiano abbia scelto quel titolo più articolato, “Da Animali a Dei”, per il primo saggio appena descritto.

Rispetto a questo, che vi ricordo descrive, a volo d’uccello, la storia dell’umanità dal momento della cosiddetta “rivoluzione cognitiva” ai giorni d’oggi, nella sua seconda opera Harari si cimenta, con una certa audacia, in un tentativo di predizione del futuro.

Per quanto nelle ultime pagine l’autore si preoccupi di avvisare il lettore che lui non vuole fare delle previsioni, bensì limitarsi a fornire degli strumenti di comprensione e d’interpretazione, la tentazione di descrivere uno scenario “distopico“, secondo il quale la tradizione umanista e liberale degli ultimi secoli sarà travolta da una nuova sorta di religione “datista”, evidentemente è stata troppo forte per lui.

Questo è l’unico grande difetto che trovo in questo saggio: non aver resistito alla tentazione di inoltrarsi su un terreno scivoloso come quello della predizione del futuro.

Non so se augurarmi o meno che le sue previsioni siano azzeccate (francamente, come detto, sono assai inquietanti), però farei notare che ci ricordiamo facilmente delle predizioni azzeccate da storici, politici, economisti, ecc. Difficilmente ci ricordiamo delle tanto più numerose “cantonate”, che gli stessi pensatori ben più frequentemente hanno preso. Perciò, calma e gesso…

Tuttavia, va detto che le analisi e le valutazioni che circondano il focus predittivo di Harari sono, come nel caso del bestseller precedente, assolutamente strepitose.

Ecco perché ritengo che si tratti comunque di una lettura molto interessante e stimolante.Da leggere, senza dubbio.

Così come è dal leggere il terzo libro, appena uscito, “21 lezioni per il XXI secolo”, che si concentra sul presente. Come dice lo stesso autore: Che cosa sta accadendo proprio adesso? Quali sono le sfide più grandi e le opzioni disponibili? A cosa dovremmo prestare attenzione? Che cosa dovremmo insegnare ai nostri figli? In effetti, in questo volume Harari mette a fuoco crisi sociali, economiche e politiche più immediate. Prevale la considerazione di ciò che minaccia lo stato sociale e determinate istituzioni come l’Unione Europea.

Consigli di lettura, “I self-help per pensare: Mancuso”

Ferruccio Fiordispini
Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Di recente ho pubblicato qui alcuni brevi articoli, con i quali ho consigliato alcune letture per acquisire più competenze sul tema delle neuroscienze.

Sembra siano stati apprezzati, e molti mi hanno chiesto di non limitarmi a segnalare una bibliografia, ma di recensire almeno alcuni libri o alcuni autori.

Perciò mi sono deciso a pubblicare alcune recensioni specifiche, sempre suddividendole per le 5 categorie con cui avevo inizialmente ripartito la bibliografia consigliata.

La quinta categoria riguardava la lista di quelli che, a mio avviso, sono i migliori libri che forniscono suggerimenti su come utilizzare in modo pratico le conoscenze neuroscientifiche  in ambito lavorativo e nella quotidianità.

Si tratta di libri che potremmo definire di “self-help”, un genere di saggi che spesso lasciano a desiderare, ma che in certi casi presenta delle vere e proprie perle.

Come nel caso del penultimo libro di Vito Mancuso, di cui vorrei parlarvi in questo quinto e conclusivo articolo di recensione: “Il bisogno di pensare”. Con esso, Mancuso produce una mirabile sintesi di taglio filosofico, ma seriamente basata sulle più avanzate conoscenze scientifiche, dei meccanismi del pensiero umano.

Sono un ammiratore del Prof. Vito Mancuso da molti anni, ormai. Figura d’intellettuale gentile e profondo del pensiero teologico, specificamente attivo nella nostra realtà italiana che, per quanto tenda inesorabilmente a una laicizzazione (o a un laicismo…dipende dai punti di vista) generalizzata, continua a essere influenzata da una cultura e da una presenza cattolica determinanti.

In realtà Mancuso va definito un filosofo, o più in generale un pensatore eclettico che fa leva su un proprio spirito religioso derivante (ma non del tutto coincidente) dalla dottrina cattolica.

Un pensatore assai efficace, sia nei suoi testi che nei suoi discorsi, e in grado di toccare corde importanti del nostro intelletto e del nostro cuore.

Mancuso, in ogni caso, si muove su binari di rigorosa competenza e conoscenza della storia della filosofia, dei suoi principali esponenti, e delle sue divagazioni e derivazioni teologiche.

Non è un linguista né un filologo, ma è strepitoso nel suo sapersi spiegare facendo riferimento all’etimologia di molte parole e alle loro radici concettuali.

In questo libro, che mi è piaciuto molto, Mancuso si addentra addirittura in alcune analisi, di stampo filosofico, che s’incrociano decisamente con la psicologia, gli studi in campo cognitivista, le neuroscienze. Il che era forse inevitabile, visto che l’autore affronta il tema del pensiero. E lo fa costruendo una teoria assai apprezzabile e convincente.

Intanto, con Marco Aurelio: “gegónamen pròs synergían”, espressione di solito tradotta con “siamo nati per la collaborazione”, che ci ricorda una realtà incontrovertibile. L’homo sapiens è sociale (un animale, aggiungo io, perché Mancuso non userebbe mai questa parola, sociale). Da qui scaturisce tutto, in realtà.

Mancuso si addentra poi in sottili ma efficacissime descrizioni sugli stati mentali e cognitivi: entriamo in contatto col mondo grazie alle sensazioni; le sensazioni diventano percezioni(“appercezioni” quando si muovono in direzioni intuitive, talvolta distorte e fantasticanti); le percezioni diventano concetti e concezioni.

Tuttavia, solo la sequenza ordinata (“l’architettura”) di concetti o concezioni diviene pensiero.

Un esempio che vorrei portare a supporto è la brillante distinzione tra sapienza e saggezza. Sapienza è qualcosa di diverso da saggezza, ci dice Mancuso, malgrado le altre principali lingue europee non facciano tale distinzione.

Saggezza è la capacità di discernimento delle cose e delle relazioni umane. Sapienza vuol dire anche espressività e assertività controllate, quindi giustizia.

La sapienza, perciò, è astratta. La saggezza è invece concreta. A differenza della saggezza, la sapienza non si accontenta della pratica ma aspira anche alla teoria, in quanto vuole ottenere una visione d’insieme.

Ma proprio perché le è superiore, nel senso che le sta sopra, la sapienza dipende dalla saggezza, come in un palazzo i piani alti poggiano su quello bassi. Senza la saggezza non si può dare la sapienza, mentre è vero il contrario: senza la sapienza si può dare saggezza.

Insomma, per chi come me è alla continua ricerca di risposte utili e perspicaci su come funziona la nostra mente, di come si generano i nostri pensieri, e quindi i nostri comportamenti, si tratta di un libro prezioso.

 

Consigli di lettura, “Neuroscienze per chi si occupa di Risorse Umane: bibliografia essenziale”

Ferruccio Fiordispini
Ferruccio Fiordispini Country Manager Emergenetics®, HR Organizational Development, Training & Coaching, Recruiting & Performance Solutions

Molti amici e clienti mi chiedono quali letture potrei consigliare loro, per acquisire più competenze sul tema delle neuroscienze.

Chi mi pone questa domanda dimostra di aver capito che, al giorno d’oggi, un direttore del personale, un formatore, un coach o un recruiter debbono avere un minimo di contezza su come funziona il cervello umano.

Le moderne neuroscienze, grazie soprattutto al rapido sviluppo delle tecniche di neuro-imaging, ci hanno fatto fare passi da gigante in queste conoscenze.

Chi si attarda a volerne fare a meno, perché si basa esclusivamente su principi di psicologia, sociologia, antropologia o scienze del management (tutte discipline fondamentali e sinergiche, peraltro) rischia di rimanere indietro, e di commettere gravi errori.

Noi di Emergenetics® basiamo i nostri strumenti e le nostre metodiche sulle moderne neuroscienze. Per questo io, come Master Trainer, ne sono un appassionato cultore.

In quest’articolo, proporrò una lista abbastanza ampia e diversificata di libri, di cui suggerisco la lettura. Essi sono divisi in cinque gruppi, per consentire di orientarvi secondo i vostri interessi e le vostre necessità.

In cinque successivi articoli approfondirò i singoli gruppi, con dei rapidi commenti per ogni libro. Perciò, continuate a seguirmi!

1- Neuroscienze a livello divulgativo:

In primo luogo, vi parlerò dei libri che possono costituire dei buoni supporti di base, a titolo puramente divulgativo e per farsi alcune idee. Certamente chiare, però, perché gli autori sono di tutto rispetto. Anzi, di altissimo livello.

A partire dal “re” dei divulgatori scientifici e culturali italiani, ossia il nostro Piero Angela nazionale che, con il suo “Viaggio dentro la mente”, ci fornisce una bella dose di informazioni chiare e comprensibili a tutti.

Per proseguire poi con un altro grande divulgatore scientifico, il prof. Edoardo Boncinelli, una delle menti più brillanti presenti in questo Paese. “Come nascono le idee” e “La vita della nostra mente” sono due ottimi testi introduttivi.

Molto utile e chiaro, oltreché accessibile a tutti, è il Prof. Gianvito Martino, con il suo “Usare il cervello”.

Se non si ha tempo, e si vuole avere un “bignamino” di poche pagine da consultare, vi suggerisco ancora i due eminenti scienziati, Boncinelli e Martino con, rispettivamente, “Capire la mente” e “Il cervello, tra cellule ed emozioni”.

2 – Un po’ di biologia e di consapevolezza metodologica:

Per approfondire il campo delle neuroscienze, e diventare un po’ più esperti e competenti, è necessario avere un minimo di conoscenze di biologia. Anche in questo caso suppliscono a meraviglia Piero Angela, con il suo
“Tredici miliardi di anni” e Edoardo Boncinelli, con il suo famoso “Prima lezione di biologia”. Entrambi libri di natura divulgativa e di facilissima lettura.

Se poi si vuole fare un salto in avanti, non si può non leggere il massimo capolavoro scientifico del secolo scorso, “Il gene egoista”, di Richard Dawkins. Un libro che cambia la vita di chi lo legge.

Infine vorrei fortemente suggerire la lettura del noto “Il cigno nero” di Nassim Nicholas Taleb. Non si tratta, ovviamente, di un libro di biologia, ma offre delle importanti indicazioni metodologiche, soprattutto di tipo statistico, che possono risultare assai utili nella lettura dei libri che andrò a presentarvi da questo momento in poi.

3 – Neuroscienze approfondite:

Col terzo gruppo di libri, entriamo nel vivo dei testi importanti, da me decisamente suggeriti, per capire adeguatamente come le attuali neuroscienze descrivono il funzionamento del cervello. Sono libri intensi, che richiedono una certa attenzione, ma sempre assai chiari e comprensibili, dato che i loro autori sono tutti grandi divulgatori scientifici di fama internazionale.

Per approfondire soprattutto il “pensiero convergente”, vi suggerisco il magnifico trittico del neuroscienziato francese Stanislas Dehaene: “Coscienza e cervello”, “I neuroni della lettura”, “Il pallino della
matematica”.

Il “pensiero divergente” viene invece ottimamente indagato dal premio Nobel Daniel Kahneman, con il suo splendido “Pensieri lenti e veloci”.

Per focalizzarsi sui meccanismi del “pensiero astratto”, vi suggerisco il grande psicologo cognitivo di Harvard, Steven Pinker, con i suoi “Come funziona la mente” e “Tabula rasa”.

Per capire bene il “pensiero concreto”, soprattutto l’esplorazione del sistema limbico e del suo funzionamento, è sempre validissimo l’altro grande e noto psicologo statunitense, Daniel Goleman, con il suo celeberrimo “Intelligenza emotiva”.

Per un’analisi del cervello più ortodossa, propongo quello che fu scelto come catalogo ufficiale dalla strepitosa e imperdibile mostra tenutasi a Milano nel 2014, intitolata Brain, proveniente dal Museo di Scienze Naturali di New York. Il libro, scritto da Rob DeSalle e Ian Tattersall, s’intitola, per l’appunto, “Brain”.

Molto interessanti anche Joe Dispenza, con “Evolvi il tuo cervello” e Louis Cozolino, con “Il cervello sociale. Neuroscienze delle relazioniumane”.

4 – Uno sguardo allargato alle scienze naturali ed etnoantropologiche:

La lettura dei libri appena citati non vi renderà neurologi o psicologi cognitivi, ma vi fornirà un’ampia conoscenza, che potrete opportunamente utilizzare nella vostra professione di responsabile delle risorse umane, di coach, formatore o recruiter. Però, a quel punto, non potranno non sorgere ulteriori curiosità scientifiche, tutte strettamente legate alla conoscenza del funzionamento del cervello umano e della sua evoluzione. Perciò vorrei
indicarvi una serie di libri nel campo più ampio delle scienze naturali e, soprattutto, dell’evoluzione dell’homo sapiens.

Come non leggere il grande etologo britannico Desmond Morris, famoso per il suo imperdibile “La scimmia nuda”, l’intrigante “L’animale donna” e lo stupefacente “L’uomo e i suoi gesti”?

E come non leggere Jared Diamond, autore degli strepitosi saggi “Armi, acciaio e malattie” e “Il terzo scimpanzé”?

Di questi tempi seguitissimo a livello mondiale è il brillante storico israeliano Yuval Noah Harari, che con i suoi bestseller “Da animali a dei. Breve storia dell’umanità” e il conseguente “Homo Deus. Breve storia del futuro” ha impressionato per il suo acume e per la sua capacità di osservare e spiegare i fenomeni che ci circondano. E’ appena
uscito il suo ultimo libro “21 lezioni per il XXI secolo”, anch’esso imperdibile.

Per concludere, mi piace citare l’antropologo britannico Robin Dunbar, con il suo “Di quanti amici abbiamo bisogno” e l’etologo olandese Frans De Waal, con il suo “L’età dell’empatia”.

Una bizzarra teoria, che si può leggere nel noto “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” è quella dello psicologo statunitense Julian Jaynes, ormai scomparso, come del tutto abbandonate e superate sono le sue idee. Pur tuttavia, si tratta di una lettura assai piacevole e fonte di una serie infinita di spunti e informazioni interessanti.

5 – I self help di qualità:

Concludo questo excursus letterario, con quelli che, a mio avviso, sono i migliori libri che potremmo definire di “self-help”, una categoria che spesso lascia a desiderare, ma che in certi casi presenta delle vere eproprie perle.

Come il celeberrimo “Le sette regole per avere successo” di Stephen Covey, un classico.

Oppure “Le armi della persuasione”, di Robert Cialdini, geniale psicologo di Stanford.

E che dire dell’altro brillante psicologo dell’università della California, Paul Ekman, con il suo “Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso”?

Per un taglio più operativo e aziendalistico delle sue importanti teorie sull’intelligenza emotiva, voglio suggerire “Lavorare con intelligenza emotiva”, di Daniel Goleman, autore già citato prima.

Infine, vorrei concludere con un pensatore italiano che io stimo molto, un filosofo e teologo di grande sensibilità, Vito Mancuso, che con il suo recente “Il bisogno di pensare” produce una mirabile sintesi di taglio filosofico, ma seriamente basata sulle più avanzate conoscenze scientifiche, dei meccanismi del pensiero umano.

 

 

 

Applying the WEapproach to Your Individual Work

Imagine you are about to make a sales call or you are creating a presentation to deliver to your executive team. What is your typical process? Do you take a WEapproach?

Whenever you are communicating something to a group of people, you can generally assume that they will have a range of Thinking and Behavioral preferences represented, so it is important that you consider how you will connect with each Attribute. I discuss this concept in depth my book Work That Works in Principle #5, Using the Power of WE: Techniques to Unleash Your Team’s Potential.

When I want to ensure I’m considering each Attribute, I find it useful to have a visual reminder. I recommend you print out a copy of an Emergenetics® Profile to help guide you through the process.

As you get to work, consider what each of the Attributes need by referencing the notes about each preference in the Profile. I like to jot down a note or two within each Thinking Attribute and on both ends of the Behavioral Attributes to ensure that I’ve considered the perspectives of all preferences.

While this may feel a bit scratchy at first, the more you practice flexing into each Attribute and considering a WEapproach to your individual work, the more success you will find in communicating with your team members.

Dr. Geil Browning
CEO & Founder
Emergenetics International

What Are Your Strengths?

If you have ever interviewed for a job, you’ve probably been asked the question: What are your strengths? It’s one of the first questions job seekers might prepare for, considering that any future employer, manager or colleague will want to know how you will positively impact their organization.

For those who have an Emergenetics® Profile, you have an advantage in answering this question that you may not even be aware of. Because the Profile reveals your innate brilliances, you can use these insights to articulate the gifts you would bring to any role.

As you prepare for your next interview or as you advance your career within your current organization, consider how you can talk about your preferences to demonstrate the strengths you bring to each position.

And, remember, as you review these suggestions, you may identify with strengths mentioned in your preferred Attributes and even in those that you do not have a preference. After all, the Profile measures our preferences, not skill, and we all possess each Attribute, so be sure to take a look at each one as your consider what all reflects your gifts.

Those with an Analytical preference often share the innate strengths below:

  • Logical problem solver
  • Easily assimilates information
  • Researcher who brings care and consideration for accurate data
  • Level-headed thinker who readily connects to the bottom line

For those with a Structural preference, reflect on these gifts that are commonly found in this Attribute:

  • Detail-oriented and thorough
  • Brings order to chaos, effectively implementing ideas
  • Enjoys tying up all loose ends to see projects to completion
  • Follows through on commitments

Those with a Social preference commonly share these brilliances:

  • Empathic and compassionate
  • Intuitively understands others
  • Tactfully communicates positive and difficult messages
  • Considers the impact on others in decision making

For those with a Conceptual preference, consider these assets commonly found in this Attribute:

  • Future-oriented, global thinker
  • Connects seemingly disparate topics to find commonalities
  • Breaks down barriers to find solutions
  • Connects back to the big picture and vision

For those in the first-third of Expressiveness, consider these gifts you may have:

  • Carefully weighs input
  • Forms thoughts before speaking

For those in the third-third of Expressiveness, you may possess these brilliances:

  • Outwardly shares ideas with others
  • Talks through possible solutions

For those in the first-third of Assertiveness, consider whether these common strengths resonate with you:

  • Mediates disagreements in a peaceful manner
  • Builds consensus within groups

For those in the third-third of Assertiveness, you may possess these assets:

  • Brings energy and pace to drive projects forward
  • Engages in healthy debate to flesh out ideas

For those in the first-third of Flexibility, reflect on these brilliances that are often found with this Attribute:

  • Brings focus to projects and tasks
  • Asks important, clarifying questions in the midst of change

For those in the third-third of Flexibility, you may identify with these gifts associated with this preference:

  • Welcomes change with an open mind
  • Discovers new opportunities within each solution

For those in the second-third of any Behavior, reflect on these strengths that you may possess:

  • Flexes naturally between Behavioral styles, enabling you to see all angles
  • Builds bridges between preferences

As you consider your next career move or how you plan to grow within your organization, it’s highly likely that you will be asked to define the strengths you bring to each role. I encourage you to think about how you can lean on your Profile to talk about the inherent assets you bring to the workplace, which benefit your teammates, colleagues and organization. For more ideas, consider referring back to your Profile, personalized Narrative Report or the Emergenetics+ app!

Shana Bosler
Director, Coaching,
Learning & Development
Emergenetics International